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  TitoloIl Biorestauro: microbi per opere d’arte
  Sommario
Procedura che utilizza, da soli o in combinazione, specifici batteri non patogeni, immobilizzati in un gel facilmente applicabile e rimovibile, per la pulitura selettiva di depositi, anche sovrapposti, senza intaccare la pittura o il materiale costitutivo di manufatti e senza lasciare residui. La procedura è innocua e selettiva e si propone in sostituzione di prodotti tossici e aggressivi.
  Stato della tecnica
Ad oggi nel restauro vengono impiegate miscele complesse di prodotti i e composti di sostanze pericolose, utilizzati per la maggior parte “indoor”, che possono provocare una vasta gamma di effetti tossici negli operatori e danneggiare per la loro aggressività le opere stesse. Il loro smaltimento, inoltre, se non è effettuato in modo appropriato, può danneggiare l’ambiente e colpire persone non correlate al settore del restauro. In questo settore esistono al momento pochissimi brevetti e sul mercato non vi sono prodotti lanciati. Gli studi pionieri in letteratura si limitavano a due casi particolari: eliminazione delle croste nere da marmo e della colla da affreschi. Il lavoro di ricerca che ha portato al brevetto, è il primo di una serie di casi dimostratori che il gruppo di ricerca ENEA ha condotto con successo per sviluppare una "proof of concept” dell’applicabilità a largo spettro delle biotecnologie microbiche nel campo del restauro sostenibile. Il brevetto rappresenta quindi una delle molte procedure messe a punto per intervenire su diverse opere con diverse problematiche con prodotti selettivi e non tossici, ottenuti su base naturale (microrganismi e loro prodotti, prodotti di origine vegetale).
  Invenzione
In accordo con i nuovi principi di restauro sostenibile, l’invenzione riguarda una procedura di bio-pulitura di depositi coerenti di varia natura -anche stratificati- su diverse tipologie di opere d’arte, per mezzo di impacchi contenenti cellule batteriche vitali. I batteri utilizzati sono ceppi ambientali spontanei, espressamente selezionati, aerobi, non patogeni, disponibili presso collezioni microbiche pubbliche. Il gel di laponite, preparato a una particolare concentrazione, è un supporto che consente di immobilizzare le cellule batteriche mantenendole in condizioni di giusta umidità; permette di applicare facilmente l’impacco anche su superfici verticali o soffitti e, alla fine del trattamento, è facilmente rimovibile senza lasciare residui. I prodotti sono atossici. La procedura è selettiva, non intacca la patina pittorica o quella nobile sottostante; è estensibile a numerose problematiche e adattabile "su misura”.
  TitolaritàENEA
  Proprietà industrialeEP 3046779 (IT, CH, DE, ES, FR, GB)
  E-mail di contattobrevetti@enea.it
  TagsRestauro sostenibile; Biotecnologie microbiche; Biopulitura selettiva; Prodotti atossici; Bioeconomia
  Vantaggi
Non richiede condizioni controllate Assenza di effetti tossici per gli operatori Selettività di azione Sicurezza per l'opera d'arte Compatibilità con il materiale costitutivo Compatibilità ambientale Promozione della Bioeconomia
  Applicazioni
Bio-pulitura di affreschi, dipinti murali e dipinti mobili (tela e legno), materiale lapideo, carta, lastre calcografiche Possibili estensioni: Controllo del biodeterioramento in sostituzione di biocidi di sintesi per la rimozione di patine biologiche; Bio-consolidamento di materiali calcarei
  Stadio di sviluppo
Il processo oggetto del brevetto, come tutti gli altri casi dimostratori ENEA, che hanno seguito il brevetto, sono stati provati su scala reale, quindi è stata dimostrata l’applicabilità e l’efficacia. La sua applicazione è stata oggetto di numerosi corsi pratici rivolti a restauratori, studenti e docenti di restauro. Le richieste di interventi rivolte ad ENEA da parte delle ditte di restauro sono continue, provengono da diverse parti d’Italia e comprendono diverse problematiche affrontabili con le procedure messe a punto per analogia al processo biotecnologico oggetto del brevetto. Dopo l’applicazione, varie le richieste di acquisto del prodotto finanche di uno dei ceppi microbici collegati al brevetto, depositati presso la collezione DSMZ. Per il momento il brevetto e tutte le altre procedure sviluppate sono un prodotto di ricerca.
  Immagine n° 1
  Immagine n° 2
  Immagine n° 3

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