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  TitoloComposto per la cura della steatoepatite
  Sommario
Si propone l’ acido 1-piperidinpropionico alle industrie farmaceutiche come nuovo trattamento per impedire il danno e la fibrosi progressiva del fegato nella steatoepatite e per le malattie fibrosanti, dato che a tutt'oggi non sono disponibili sostanze efficaci per queste forme. Un esempio non limitativo di tali malattie include, oltre alla steatoepatite: epatiti croniche, colangite sclerosante, cirrosi epatica, fibrosi cistica, fibrosi polmonare idiopatica, connettiviti, fibrosi renale. Il vantaggio consiste nel fatto che: a) l’acido 1-piperidinpropionico è facilmente disponibile in commercio, b) è risultato ben tollerato nel modello sperimentale, c) non si degrada facilmente, d) ha un basso costo. Non risultano svantaggi o limitazioni note relative all'impiego dell’acido 1-piperidinpropionico. Le aziende maggiormente interessate potrebbero essere quelle del settore farmaceutico che si occupano principalmente di patologie epatiche, gastroenterologiche, reumatologiche e pneumologiche.
  Stato della tecnica
Attualmente la steatoepatite costituisce uno dei maggiori problemi sanitari in quanto si sta diffondendo sempre di più ed è stata riscontrata persino nei bambini. E' caratterizzata da un accumulo di grasso nel fegato e dalla presenza di infiammazione che porta alla distruzione progressiva del parenchima che viene sostituito da tessuto fibroso. Ad oggi non sono disponibili medicinali efficaci per questa malattia, una delle maggiori cause di morbilità e di mortalità nel mondo occidentale.
  Invenzione
L'invenzione riguarda un nuovo uso dell’acido 1-piperidinpropionico per il trattamento della steatoepatite, una malattia cronica del fegato, frequente nei pazienti in sovrappeso o obesi, che può evolvere fino allo stadio di cirrosi e di insufficienza epatica. Gli autori della presente invenzione hanno scoperto che l’acido 1-piperidinpropionico, capace di ridurre la sintesi di SerpinB3, una molecola chiave del processo infiammatorio e della produzione di fibrosi, è in grado di ridurre significativamente il danno e lo sviluppo di fibrosi nella steatoepatite. In particolare, dati ottenuti su topi transgenici hanno mostrato come il trattamento con acido 1-piperidinpropionico riduce significativamente l'infiammazione e l'attivazione delle cellule stellate epatiche che sono i principali effettori del processo fibrogenetico. Questa capacità di ridurre l'infiammazione e la fibrosi dell’acido 1-piperidinpropionico suggerisce la possibilità di utilizzo di questo composto anche in altre malattie fibrosanti croniche che, anche se a genesi diversa, sono comunque caratterizzate da una distruzione progressiva del parenchima su base infiammatoria che viene sostituito da tessuto fibroso, causando un danno progressivo dell’organo.
  TitolaritàUniversità degli Studi di Padova
  Proprietà industrialeDomanda internazionale di brevetto n. WO2018163119
  E-mail di contattoinfo@unismart.it
  Telefono Contatto3938989858
  Tagsacido 1- piperidinpropionico, fibrosi, inibitori serin proteasi, malattie fibrosanti
  Vantaggi
L’acido 1-piperidinpropionico è facilmente disponibile in commercio ed ha un basso costo; L’acido 1-piperidinpropionico è risultato ben tollerato nel modello sperimentale; L’acido 1-piperidinpropionico non si degrada facilmente
  Applicazioni
Patologie epatiche Patologie gastroenterologiche Patologie reumatologiche Patologie pneumologiche
  Stadio di sviluppo
L'attuazione dell'invenzione riveste un potenziale interesse a livello mondiale. La steatoepatite ha una prevalenza elevata nella popolazione generale (stimata intorno al 2-3%), mentre per altre malattie la prevalenza è più bassa, ad esempio la prevalenza stimata della sclerodermia e quella della fibrosi cistica sono di 1-9:100.000 e quella della fibrosi polmonare idiopatica è di 20:100.000 abitanti.
  Immagine n° 1
  Immagine n° 2

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